L’incontro che titola “capitalismo kantiano” è un percorso che solo apparentemente esprime un paradosso, in effetti si tratta di una nuova prospettiva sulla gestione strategica delle imprese, nata negli Stati Uniti in tempi recenti, che muove da un’idea di impresa, osservata alla luce dei principi di filosofia morale di Kant, che rispetta i diritti di tutti i portatori di interesse (stakeholder) e quindi non ritiene che i diritti di proprietà siano prioritari. Generalmente si pensa che gli imprenditori abbiano il dovere di rispettare la legge, ma non di seguire le regole della morale comune, posto che il loro unico dovere morale è quello di fare profitti, rispettando la legge. Si tratta di “un’etica speciale differenziata in base al ruolo”, nel senso che l’etica generale (intendendo con ciò qualsiasi teoria generale dell’etica, da quella cristiana a quella kantiana) difficilmente potrebbe ammettere che il nostro unico dovere morale sia massimizzare i nostri profitti e perseguire il nostro egoismo indipendentemente da altre condizioni. La tesi sostiene infatti che l’imprenditore ha un obbligo speciale, non generale, che però è fortemente differenziato in base al ruolo, tanto che, se fa il suo mestiere, viene esonerato dai doveri morali generali e nell’ambito della sua professione deve perseguire un dovere speciale che altri non devono perseguire.

Il tema dell’incontro è dedicato alla possibilità di poter guardare alle imprese applicando alla loro gestione strategica l’etica kantiana. Dopo avere argomentato le tesi esposte, si dovrebbe arrivare al risultato che forse è meglio adottare una prospettiva kantiana nella gestione dell’impresa e non solo per realizzare benefici di ordine morale, ma, paradossalmente, anche profitti.