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Le recentissime vicende legate al caso della lettera con la quale il Papa emerito Benedetto XVI declina l’invito a scrivere una prefazione a una raccolta di saggi teologico in onore di Papa Francesco soffiano sul fuoco delle polemiche che con impressionante regolarità hanno finora scandito i cinque anni del pontificato di Bergoglio.
La reazione immediata che osserviamo di fronte al fenomeno della confusione e della crescita del senso d’incertezza nella chiesa legata alla compresenza, storicamente inedita, di due Papi legittimi, si riflette in una polarizzazione dell’attenzione generale sul Magistero: o un’adesione cieca ed acritica ad esso o una sua completa destituzione di credibilità.
In realtà non ci sono due soli punti di vista sul pontificato di Francesco, quello tradizionalista e quello progressista. Questi ultimi possono essere semmai prospettive interne ad un numero assai limitato di osservatori specializzati.
Il cristianesimo, e la chiesa cattolica con esso, è oggi in pieno processo di desacralizzazione, cioè religione e fede tendono sempre più a distinguersi al suo interno.
Il tratto di confusione che oggi caratterizza la vita ecclesiale deriva dal fatto che la produzione e la trasmissione d’informazione e conoscenze religiose ormai non sono più sotto il controllo ecclesiastico in regime di monopolio.
Chiunque può esprimere e diffondere il proprio pensiero religioso esattamente come per qualsiasi altro argomento. In questo senso anche le opinioni religiose sono divenute “profane”. La competenza teologica sarà ritenuta sempre meno essenziale nella comunicazione ecclesiale (già qualcuno la ritiene addirittura un ostacolo).
Ma se da una parte questa trasformazione sta avvenendo per gradi, dall’altra l’essere umano continua ad avere un bisogno naturale del Sacro. Perciò tutt’attorno, nella cultura in cui tale processo si riflette, tutte le possibili sfumature intermedie di questa mutazione sono testimoniate: dal ritorno ad una sacralità sincretista precristiana, ad un ritorno profano alla tradizione cristiana, alla secolarizzazione, alla dissacrazione, alla scristianizzazione. E ciascuno di questi si costruisce un proprio giudizio sulla figura di Bergoglio
 
 

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